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Oceano
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Lmwga'mwgqoceano è l'insieme delle vaste distese d'mwggacqua salata presenti sulla mwgwsuperficie terrestre; si tratta di un complesso unico e continuo, che circonda i mwhacontinenti e le mwhqisole e che comprende la maggior parte della superficie terrestre (circa il 70% della superficie totale)cite-ref-treccani1-3-0[3].

Nell'oceano, inteso come complesso unico, si distinguono grandi masse d'acqua, delimitate da continenti, dette esse stesse oceani (come l'mwiwAtlantico, il mwjaPacifico e l'mwjqIndiano), all'interno dei quali si distinguono a loro volte distese d'acqua minori, dette "mwjgmari dipendenti" (come il mwjwMediterraneo e il mwkaMar Rosso)cite-ref-treccani1-3-1[3].

Il termine "oceano" può essere usato anche in contrapposizione con "mwlgmare" e in questo caso l'elemento discriminante sono le dimensioni; i mari sono infatti insenature marginali rispetto agli oceani e sono generalmente diversi per caratteristiche geologiche dei fondali.cite-ref-4[4]

Contents

Pesca
Note

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Numero degli oceani

Esistono varie convenzioni riguardanti il numero degli oceani della Terra.

Similmente a quanto accaduto per la suddivisione delle terre emerse in mwrwcontinenti, anche nell'Oceano sono state identificate varie parti, anch'esse chiamate "oceani"; tale suddivisione, data l'unicità dell'Oceano, è assai più convenzionale rispetto a quella delle terre emerse, che tra loro presentano confini per la massima parte naturali. Già nel XVIII secolo si sentiva l'esigenza di suddividere l'oceano in poche, grandi parti; mwsaLouis de Jaucourtcite-ref-5[5] sull'mwtqEncyclopedie di Diderot spiega che questa necessità nasce mwtw"...non perché [l'Oceano] sia diviso da qualche confine, […] ma perché una distesa di mare così grande è percorsa da navigatori che hanno bisogno di distinguere dove si trovano; gli uomini hanno perciò immaginato parti che possano essere chiamate con nomi più particolari"cite-ref-geoconfluenze-2-1[2].

La tripartizione in Oceano Atlantico, Oceano Pacifico e Oceano Indiano risale all'mwvqepoca delle grandi scoperte geografichecite-ref-treccani35-6-0[6], si diffuse nel Settecentocite-ref-treccani35-6-1[6]cite-ref-7[7] e trionfò a partire dall'Ottocento, grazie alla massiccia scolarizzazione degli europei, per l'esigenza didattica di semplificare temi caratterizzati da convenzioni contrastanti tra lorocite-ref-geoconfluenze-2-2[2].

In Italia si segue questa tripartizione ed è dunque consuetudine identificare tre oceanicite-ref-treccani-1-1[1]: mwawOceano Pacifico, mwbaOceano Atlantico e mwbqOceano Indiano. Quello che, secondo criteri usati in altri paesi, si denomina "Oceano Artico", è considerato nella letteratura geografica italiana un mare dipendente dall'Oceano Atlantico: il "mwbgMar Glaciale Artico"cite-ref-8[8], seguendo la tradizione secolare esposta sopracite-ref-treccani35-6-2[6]. I due modi diversi di considerare la distesa acquea che occupa l'mwdwArtide sono spiegabili con la sua estensione, più grande di altri mari dipendenti, ma considerevolmente minore rispetto agli altri oceani: ci sono solo 5 milioni di km² di differenza tra l'Artico e il più grande mare dipendente (il mweaMediterraneo Australasiatico) e 10 milioni di km² con il secondo per estensione (il mweqMediterraneo propriamente detto), mentre ci sono ben 60 milioni di km² di differenza con l’Oceano Indiano, 78 con l’Oceano Atlantico e 165 con l'Oceano Pacifico. Per ciò che riguarda la superficie di ciascun oceano, secondo la convenzione usata in Italia, si hacite-ref-superficie-9-0[9]:

• mwgaOceano Pacifico, mwgq179000000 km²
• mwgwOceano Atlantico, mwha106000000 km²
• mwhgOceano Indiano, mwhw74000000 km²

Nei paesi di lingua inglese si suole identificare anche un Oceano Artico, seguendo la proposta del 1928 dell'mwiqOrganizzazione Idrografica Internazionalecite-ref-nationalgeographic-com-10-0[10]; i bacini in cui è suddiviso l'oceano secondo questa convenzione sono dunque quattrocite-ref-superficie-9-1[9]:

• mwlaOceano Pacifico, mwlq179000000 km²
• mwlwOceano Atlantico, mwma92000000 km²
• mwmgOceano Indiano, mwmw74000000 km²
• mwnqOceano Artico, mwng14000000 km²

Alcuni autori, anche in questo caso specialmente mwoaanglosassoni, portano il numero degli oceani a cinque, includendo anche l'insieme dei mari che costeggiano l'mwoqAntartide, con il nome di mwogOceano Antartico o Australecite-ref-nationalgeographic-com-10-1[10], che si differenzia dagli altri perché la sua individualità non è definibile geograficamente, ma solo in base a parametri climatici e fisico-chimicicite-ref-11[11]; inoltre, l'Oceano Antartico non è circondato dai continenti come gli altri oceani, ma è esso stesso a circondare un continente, ossia l'mwqwAntartide. Nonostante ciò, per motivi politici ed economici (sfruttamento delle risorse), la statunitense mwraNational Geographic Society riconosce l'esistenza di un oceano antarticocite-ref-nationalgeographic-com-10-2[10]. Al contrario, l'mwsqOrganizzazione Idrografica Internazionale non ne ammette l'esistenza nellmwsg'mwswElenco ufficiale degli oceani e dei mari pubblicato nel 1953 (terza edizione) e attualmente in vigore; la bozza di revisione del 2000 proponeva il riconoscimento di un oceano antartico, ma ciò è stato all'origine di disaccordi sulla sua delimitazione e dell'assenza di una maggioranza decisiva tra gli Stati membri, per cui l'elaborazione del documento è stata sospesacite-ref-geoconfluenze-2-3[2]cite-ref-nationalgeographic-com-10-3[10]cite-ref-thoughtco-com-12-0[12]. L'Argentina, anzi, ha ufficialmente rigettato il riconoscimento dell'oceano antarticocite-ref-thoughtco-com-12-1[12]cite-ref-13[13]. Accettando comunque l'esistenza di un oceano antartico e di un oceano artico, gli oceani sonocite-ref-superficie-9-2[9]:

• mwzgOceano Pacifico, mwzw165000000 km²
• mw0qOceano Atlantico, mw0g89000000 km²
• mw1aOceano Indiano, mw1q71000000 km²
• mw1wOceano Artico, mw2a14000000 km²
• mw2gOceano Antartico, mw2w20000000 km²

Descrizione

In ogni oceano si possono individuare mw4amari mediterranei e mw4qmari marginali.

L'oceano ricopre il 71% della mw4wsuperficie terrestre, ovvero circa mw5a360000000 km²cite-ref-superficie-9-3[9]. Di questi, mw6q155 800 000 km² sono nell'mw6gemisfero nord e mw6w205 900 000 km² nell'mw7aemisfero sud. Il volume degli oceani e dei mw7qmari eccede la capacità dei bacini suddetti, cosicché l'acqua in eccesso copre le parti basse dei mw7gcontinenti creando le mw7wpiattaforme continentali.

Il volume d'acqua totale degli oceani e dei mari è stimato in mw8q1,34 miliardi di km3.cite-ref-14[14]

Le dimensioni mw9wlongitudinali vanno dai mw-a1500 km di larghezza minima valutata nell'Atlantico ai mw-q13 000 km del bacino pacifico, mentre la profondità media si aggira intorno ai mw-g3-4 km. Questo sviluppo in senso orizzontale comporta che le mw-wvelocità delle mw-acorrenti verticali siano ininfluenti nello studio dei mw-qflussi oceanici. Inoltre, determina distorsioni nelle mw-grappresentazioni in scala del profilo dei bacini oceanici.

Sulla salute degli oceani incombono una serie di minacce multiple: mwaqainquinamento idrico, mwaqesovrapesca, mwaqiriscaldamento globale, mwaqmacidificazione degli oceani, mwaqqdeossigenazione degli oceanicite-ref-15[15] mwaqkonde di calore marinecite-ref-16[16], sfruttamenti di mwaq4industria mineraria, mwaq8disastro petroliferocite-ref-17[17].

Il "Pianeta azzurro"

La mwar0Terra vista dallo spazio appare come un "mwar4pianeta azzurro", secondo la celebre definizione di mwar8Jurij Gagarin; questo colore è dovuto alla presenza degli oceani che coprono la maggior parte della sua superficie (circa il 71%) e in parte allo mwasascattering di Rayleigh della componente blu della luce solare da parte dell'mwaseatmosfera terrestre. Gli oceani rappresentano quindi il tipo di ambiente più diffuso sul pianeta. Nonostante ciò, si conosce ancora poco su di essi e molto c'è ancora da scoprire sulle profondità oceaniche poiché si tratta di ambienti che l'uomo non ha mai colonizzato, né totalmente esplorato. Eppure l'importanza degli ambienti oceanici è molto grande, sia per l'mwasiequilibrio ecologico del pianeta, sia per la vita dell'uomo. Gli oceani sono grandi serbatoi d'acqua e costituiscono il nodo più importante nel mwasmmwasqciclo dell'acqua sulla terra: da essi l'acqua mwasuevapora e sale nell'mwasyatmosfera per poi cadere a terra sotto forma di mwascprecipitazioni, infine torna agli oceani attraverso i mwasgfiumi.

Gli oceani sono anche enormi serbatoi di calore che assorbono l'mwasoenergia irradiata dal mwassSole e la rilasciano lentamente. Per questo motivo sono il più importante fattore di controllo del mwaswclima sulla Terra: la loro presenza attenua gli mwas0sbalzi di temperatura diurni e stagionali, mantenendo le mwas4temperature dell'aria entro valori tollerabili per gli organismi viventi. Possiamo considerarli il nostro mwas8mwatatermostato planetario.

Gli oceani sono di grande importanza per la vita dell'uomo. Dalle acque oceaniche si ricavano infatti grandi quantità di alimenti (mwatipesci, mwatmmolluschi, mwatqcrostacei, mwatualghe). Quantità enormi di mwatypetrolio e mwatcmetano sono contenute nei giacimenti sottomarini.

Caratteristiche delle acque oceaniche

Nelle acque oceaniche sono disciolti vari mwatosali e mwatsgas, la cui presenza è fondamentale per la vita in questi ambienti. Da un mwatwlitro di acqua di mare si possono estrarre 35 mwat0grammi di sali, dei quali il più abbondante è il mwat4cloruro di sodio (il sale da cucina). I principali gas disciolti nelle acque sono il mwat8biossido di carbonio, l'mwauaossigeno, l'mwaueazoto, il metano e il mwauisolfuro di idrogeno; essi provengono dall'mwaumatmosfera e dall'attività degli mwauqorganismi marini. Tra questi gas il più importante è l'mwauuossigeno, poiché dalla sua concentrazione dipende la sopravvivenza della vita acquatica. La quantità di ossigeno presente nell'acqua dipende dalla temperatura: più l'acqua è fredda, maggiore è la concentrazione di ossigeno.

Nonostante la forte evaporazione dell'acqua, la concentrazione dei sali rimane pressoché costante perché l'acqua marina penetra nei sedimenti dove viene filtrata e rimessa in circolo depurata tramite le mwaucsorgenti idrotermali sottomarine come fu scoperto nel 1977 con il sottomarino mwaugDSV Alvincite-ref-18[18].

Le acque oceaniche sono in continuo movimento a causa del mwau4moto ondoso, delle mwau8maree e delle mwavacorrenti. Tra questi movimenti il più importante è determinato dalle correnti: spostamenti per lunghe distanze di grandi masse d'acqua. Esse sono causate principalmente dai mwaveventi dominanti che spirano sulle acque oceaniche: (mwavialisei e mwavmmonsoni), ma anche dalle differenze di mwavqdensità dell'acqua, dovute alla loro maggiore o minore mwavusalinità e temperatura.

Temperature medie

| Temperature medie degli oceani ( °C ) | Temperature medie degli oceani ( °C ) | Temperature medie degli oceani ( °C ) | Temperature medie degli oceani ( °C ) | Temperature medie degli oceani ( °C ) | Temperature medie degli oceani ( °C ) | Temperature medie degli oceani ( °C ) | Temperature medie degli oceani ( °C ) | Temperature medie degli oceani ( °C ) |
|---|---|---|---|---|---|---|---|---|
| Profondità | 60° lat. N | 60° lat. N | Equatore | Equatore | Equatore | 60° lat. S | 60° lat. S | 60° lat. S |
| | Atlantico | Pacifico | Atlantico | Pacifico | Indiano | Atlantico | Pacifico | Indiano |
| Superficie | 7° | 4° | 27° | 27° | 27° | 0,3° | 1° | 0,8° |
| −100 m | 10° | 3° | 21° | 25° | 23° | 0,1° | 1,9° | 0,6° |
| −500 m | 8° | 3,5° | 7° | 8° | 12° | 2,5° | 1,7° | 1,2° |
| −1 000 m | 6° | 3° | 4° | 4,5° | 6° | 0,9° | 2° | 1,5° |
| −3 000 m | 2° | 2° | 2,8° | 1,7° | 3° | 0,3° | 0,1° | 0,1° |

Sedimenti oceanici

La mwaaucrosta dei bacini oceanici è quasi ovunque ricoperta di mwaaysedimenti che possono avere origine diversa.

I sedimenti terrigeni, di origine minerale, sono costituiti da materiali provenienti dall'mwaagerosione di rocce continentali, portati dai mwaakfiumi al mare e qui depositati. La velocità con la quale essi si accumulano sulle piane abissali è molto bassa: per formare uno strato di appena 1mwaao cm di spessore possono essere necessari migliaia e migliaia di anni.

I sedimenti biogeni, di origine organica, sono formati da accumuli di mwaawconchiglie, gusci, scheletri, resti di alghe calcaree ecc. I più comuni sono i cosiddetti fanghi calcarei, costituiti essenzialmente da carbonato di calcio, formati principalmente da esoscheletri calcarei di mwaa4organismi unicellulari che vivono in prossimità della superficie (mwaa8plancton). Oltre i mwaba4500 m di profondità si trovano i cosiddetti fanghi silicei, formati da resti di mwabeorganismi unicellulari con esoscheletro mwabisiliceo.

I sedimenti pelagici, di origine chimica, sono costituiti da minerali autigeni, ossia che si formano direttamente nell'acqua marina. Appartengono a questo tipo di sedimenti i mwabqnoduli polimetallici, ricchi di mwabumanganese e mwabyferro, ma che contengono anche mwabcsodio, mwabgstronzio, mwabkrame, mwabocadmio, mwabscobalto, mwabwnichel ecc. Questi noduli costituiscono una riserva mineraria dalla quale, in futuro, si potrebbero estrarre metalli pregiati, in quantità estremamente superiore a quella presente in superficie.

Gli ecosistemi oceanici

Nell'oceano sono apparse le prime mwaceforme di vita più di 3,6 miliardi di anni fa. L'acqua è molto più ospitale dell'aria e in essa vivono e si riproducono organismi che fanno parte di un gran numero di mwaciecosistemi diversi. Gli organismi più importanti degli ecosistemi oceanici sono minuscole mwacmalghe e mwacqbatteri che nel loro insieme costituiscono il mwacumwacyfitoplancton. Questi organismi vegetali vivono mwaccsospesi nell'acqua e perciò si muovono portati dalle corrente e dal moto ondoso (mwacgmwackplancton, dal mwacogreco mwacsandare errando). Il fitoplancton è il principale produttore di ossigeno degli ambienti marini ed è alla base di tutte le mwacwcatene alimentari del mare. La sua funzione è analoga a quella delle mwac0piante negli ambienti terrestri: attraverso la mwac4fotosintesi fornisce la mwac8materia organica di cui si alimentano gli animali e produce ossigeno, necessario alla respirazione.

Molte comunità di animali si cibano di fitoplancton: sono organismi di dimensioni maggiori che costituiscono nel loro insieme lo mwademwadizooplancton; anch'essi non hanno la capacità di muoversi e vengono trasportati dai movimenti delle acque.

Pozzo del carbonio

Gli oceani sono un importante mwaduserbatoio di carbonio atmosferico, detto mwadycarbonio blucite-ref-19[19].

Si calcola che il plancton sia così abbondante da sequestrare in un anno rispettivamente 16 miliardi e 1,5 miliardi di mwadwtonnellate di mwad0carbonio, che è l'mwad4elemento chimico fondamentale dei tessuti viventi. Lo zooplancton, a sua volta, rappresenta una fonte di cibo per animali marini di dimensioni superiori, come piccoli pesci, mwad8calamari, mwaeaseppie. Questi, infine, sono predati dai grossi pesci marini che costituiscono l'anello finale delle mwaeecatene alimentari del mare.

Un bioma oceanico: le barriere coralline

Uno degli ambienti più interessanti delle aree oceaniche è quello delle scogliere coralline. Le più estese si trovano nel settore nord - orientale dell'mwaesAustralia, in mwaewIndonesia, intorno alle isole dei mwae0Caraibi, nel mwae4Mar Rosso e nell'arcipelago delle isole mwae8Maldive nell'Oceano Indiano. Si tratta di formazioni mwafacalcaree, simili a grandi muraglie che si estendono anche per migliaia di chilometri nei mari tropicali. Esse sono costituite dagli scheletri esterni (mwafeesoscheletri) dei mwafipolipi dei mwafmcoralli, organismi mwafqinvertebrati che vivono in mwafucolonie di milioni di individui. Ogni colonia ha una base formata dall'accumulo di esoscheletri dei coralli morti e una parte superficiale ancora abitata. Questi organismi possono emergere dal loro scheletro rigido e allungare i mwafytentacoli per filtrare le sostanze nutritive contenute nell'acqua.

Non tutti i coralli formano le scogliere coralline, ma solo le specie che vivono in mwafgsimbiosi con un'mwafkalga mwafounicellulare dalla quale ottengono la sostanza organica di cui si nutrono. Le alghe, a loro volta, trovano un mwafsmwafwhabitat sicuro e ottengono alcune sostanze minerali dai polipi. Le esigenze dei polipi corallini e quelle delle alghe con cui vivono limitano la distribuzione geografica delle scogliere coralline: esse si sviluppano solo in mari mwaf0caldi e mwaf4poco profondi, poiché dev'esserci luce a sufficienza per le alghe, in acque trasparenti e pulite. Inoltre i fondali devono essere rocciosi per permettere l'adesione degli scheletri corallini. La presenza delle scogliere isola dalla costa tratti di mare poco profondi, dalle acque tranquille e pulite dove vive una grandissima varietà di organismi.

L'ambiente delle scogliere coralline corre seri pericoli: minime variazioni, per esempio nella trasparenza o nella temperatura dell'acqua, possono bloccare la crescita delle colonie distruggendo così l'mwagahabitat di migliaia di altre specie.

Dal mare risorse per l'uomo

Gli oceani costituiscono una grande risorsa naturale che può essere sfruttata dall'uomo per ricavare elevate quantità di alimenti, energia e mwagcmaterie prime.

Pesca

La più antica e tuttora la più diffusa modalità di utilizzazione delle risorse marine è la pesca. Fin dalla mwagwPreistoria l'uomo ha catturato i pesci e gli altri animali del mare per cibarsene. Nel corso del tempo i metodi di cattura sono stati perfezionati ed è aumentata sempre più la quantità di pesce prelevata dalle acque dei mari e degli oceani.

Oggi la pesca è praticata con attrezzature moderne molto sofisticate. L'attività peschereccia si rivolge a quattro diversi tipi di specie marine: i mwag4pesci di profondità, come mwag8merluzzi e mwahasogliole, che dimorano sui fondali e formano il menù tipico dei popoli nordici. C'è poi il mwahepesce di superficie, costituito da mwahiaringhe, mwahmsgombri, mwahqtonni e mwahusalmoni, che fornisce circa 30 milioni di tonnellate all'anno. Meno importante è la pesca dei mwahycrostacei, come mwahcaragoste e mwahggamberi, che tuttavia alcuni considerano una delle risorse alimentari del futuro. Infatti nell'area antartica vivono vasti banchi di minuscoli gamberetti, chiamati mwahkmwahokrill, utilizzati oggi soprattutto per produrre mangimi e fertilizzanti. All'ultimo posto ci sono le famiglie dei mwahsmwahwmolluschi, come i mwah0polpi e i mwah4calamari, che forniscono oggi un milione di tonnellate all'anno.

La caccia alle specie ittiche negli ultimi decenni è aumentata considerevolmente e oggi la fauna di molte zone degli oceani si è drasticamente ridotta: nell'mwaiaemisfero nord le zone di pesca sono ormai sfruttate oltre il limite del sostenibile e anche nell'mwaieemisfero australe ci si sta avviando verso la stessa situazione. Il futuro dell'ecosistema oceanico è gravemente compromesso non solo dall'eccessivo sfruttamento delle risorse ittiche ma anche da altri interventi dell'uomo sull'ambiente, come l'mwaiiinquinamento delle acque, la distruzione di molti ambienti umidi costieri e lo sviluppo del mwaimturismo.

Risorse minerarie

Gli oceani contengono, disciolti nelle acque e in depositi su mwaiyfondali, grandi quantità di mwaicminerali e mwaigsostanze combustibili preziose per l'uomo. Tra i minerali contenuti nell'oceano il primo a essere estratto e utilizzato dall'uomo è stato il mwaiksale. Ancora oggi esistono le mwaiosaline, vaste zone costiere nelle quali un sottile strato di acqua marina viene lasciato mwaisevaporare finché non rimane altro che il sale. Un'altra risorsa importante è costituita dai depositi di mwaiwsabbia, mwai0ghiaia e mwai4materiali calcarei presenti sui fondali meno bassi, utilizzati come mwai8materiali da costruzione dopo essere stati estratti con apposite navi-draghe.

A profondità maggiori scendono invece gli mwajeimpianti di perforazione delle mwajipiattaforme per l'mwajmestrazione del petrolio e del mwajqgas naturale. Le prime industrie per lo sfruttamento dei depositi costieri di petrolio e gas sono sorte al largo della mwajuCalifornia, nel mwajy1891. Oggi, le piattaforme galleggianti possono operare fino a mwajc5000 m di profondità e sono in grado di immagazzinare temporaneamente il petrolio in serbatoi sottomarini di cemento, collocati nelle fondamenta della piattaforma stessa. Dalle profondità oceaniche nascono riserve di metalli sempre più ricercati dall'industria, come mwajgnichel, mwajkrame. Attorno a 5000 metri di profondità si trovano depositati sui fondali i mwajonoduli polimetallici, ossia piccoli globi composti da vari metalli: mwajsmanganese in maggiore quantità, poi mwajwferro, mwaj0rame e altri elementi; il loro sfruttamento è solo agli inizi poiché si sono incontrate difficoltà sia nella loro mwaj4raffinazione, cioè nell'ottenere metalli puri e sia nel trovare tecniche economiche di estrazione di tali noduli dal fondale. Croste di mwaj8cobalto si rinvengono sui pendii di monti sottomarino a profondità comprese fra 1000 e 2500 metri.

Di grande interesse è anche la presenza di depositi di mwakefosfati sui fondali e di depositi di mwakisolfuri presenti nelle aree con attività vulcanica lungo le mwakmdorsali oceaniche a profondità comprese fra 500 e 5000 metri: tuttavia, anche in questo caso, il loro sfruttamento non è ancora diventato un'attività economicamente conveniente perché la tecnologia di estrazione non è stata perfezionata. Lo sviluppo di queste risorse risulta anche complesso per il fatto che si trovano in acque internazionali per il cui sfruttamento economico non esistono norme internazionali ben definite e universalmente accettatecite-ref-20[20]

La vita sulle isole

Sparse in mezzo agli oceani esistono miriadi di piccole mwakwisole dove la linea di confine fra terra e acqua è il passaggio dominante e la vita è condizionata dalla presenza del mare. Nell'Oceano Pacifico si trovano gli mwak0arcipelaghi più lontani dalla terraferma: sono le isole della mwak4Polinesia, della mwak8Micronesia e della mwalaMelanesia. Nell'Oceano Atlantico le isole dei mwaleCaraibi e nell'Oceano Indiano le mwaliSeychelles, le mwalmMaldive e le mwalqComore.

Questi territori hanno vissuto per secoli in condizioni molto difficili: le uniche attività praticabili erano l'mwalyagricoltura, spesso stentata, e la pesca, che fornivano i prodotti per il consumo delle popolazioni locali. Le enormi distanze scoraggiavano i traffici commerciali: molto spesso occorrevano giorni o settimane di navigazione in acque tempestose per raggiungere questi luoghi.

Negli ultimi decenni lo sviluppo delle comunicazioni (soprattutto del mwalgtrasporto aereo) ha avvicinato moltissimo le isole ai mwalkcontinenti e ne ha cambiato le prospettive economiche e di vita. Innanzi tutto si è avuto un vivace sviluppo turistico: sono stati costruiti aeroporti, strade e grandi strutture alberghiere, spesso gestite da potenti organizzazioni turistiche internazionali.

Un'altra strada seguita dai governi di alcune isole (come le mwalsisole Cayman, oppure mwalwRepubblica Dominicana) per il rilancio del proprio territorio è stata quella di proporsi come mwal0paradisi fiscali: una legislazione tollerante ha portato moltissime società europee e americane a trasferire qui le loro sedi e i loro patrimoni. Lo sviluppo economico di questi territori si è pertanto indirizzato verso la costituzione di un forte mwal4terziario. Infine va considerata anche l'importanza strategica che hanno assunto queste terre circondate dagli oceani: molti di questi isolotti sono ancora domini di altre nazioni (soprattutto mwal8Stati Uniti, mwamaFrancia e mwameGran Bretagna) che conservano qui mwamibasi militari.

I problemi dell'uso dell'ambiente

Lontano dalla fasce costiere, l'oceano è di tutti e tutti possono sfruttarlo a proprio piacimento. Questa situazione incontrollata favorisce il suo degrado e conduce all'esaurimento delle sue risorse. Inoltre, l'oceano è stato considerato per lungo tempo come un'mwamkenorme discarica nella quale poteva essere riversato qualunque genere di mwamorifiuti. Era opinione diffusa che ogni sostanza scaricata in mare si diluisse fino al punto di scomparire e che l'acqua salata avesse un elevato potere mwamsdisinfettante.

Nell'ultimo decennio si sta cercando di porre dei limiti all'uso indiscriminato dell'oceano con delle leggi che impediscano lo sfruttamento senza controllo delle acque o il loro mwam0inquinamento e favoriscano la gestione razionale delle risorse. Primi segnali di cambiamento sono i provvedimenti per ridurre l'inquinamento con l'introduzione dei mwam4depuratori delle acque di scarico delle città. Si inizia a pianificare la pesca, consentendo la produzione delle specie ittiche. Sono sorte numerose commissioni internazionali per il controllo della pesca: la più importante è lmwam8'mwanaUNEP mwane(United Nations Environment Programme), che si occupa dei piani di notifica di aree marine e ha il sostegno di 120 nazioni.

Nel mwanm1973 è stato sottoscritta la mwanqconvenzione internazionale mwanuMARPOL mwany(MARine POLlution - International Convention for the Prevention of Pollution From Ships) contro l'inquinamento a opera delle navi. Essa stabilisce le distanze da terra per gli scarichi, impone attrezzature adeguate ai porti per lo smaltimento delle scorie del mwancpetrolio e impedisce il lavaggio delle cisterne in alto mare. Purtroppo le norme Marpol non sono state recepite da tutti i paesi. Un altro mezzo efficace per la difesa degli ecosistemi oceanici consiste nella creazione di mwangriserve marine. Il parco marino più vasto e conosciuto nel mondo era quello della mwankGrande barriera corallina che fino al 2017 orlava per circa duemila chilometri la costa nord-orientale dell'mwanoAustralia.

Nel 2015 l'Italia si è fatta promotrice di un programma di recupero degli armamenti bellici gettati nei maricite-ref-21[21].

Gli esperimenti nucleari nell'oceano

Nel 1970 la biologa statunitense mwaoqRachel Carson denunciava con un libro l'uso, da parte dell'uomo, dei mari come pattumiere, tra cui lo sversamento deliberato dei mwaourifiuti radioattivicite-ref-22[22].

Dopo anni, e nonostante la protesta di molte nazioni, nel mwaos1995 sono ripresi gli mwaowesperimenti nucleari francesi nell'mwao0atollo corallino di mwao4Mururoa, in mwao8Polinesia, nel cuore dell'Oceano Pacifico, con i quali il mwapagoverno francese ha messo in serio pericolo l'integrità dell'oceano.

Ecco che cosa scriveva nel mwapi1990 Steve Sawyer, membro del comitato di mwapmmwapqGreenpeace International:

"La principale delle nostre imbarcazioni, utilizzata in tanti scontri con mwapycacciatori di balene e scaricatori di scorie, si chiama mwapcGuerriero dell'Arcobaleno (mwapgRainbow Warrior), nome preso a prestito da un'antica leggenda degli mwapkindiani dell'mwapoAmerica Settentrionale. Questa leggenda prediceva che, quando la Terra sarà malata e gli animali staranno per estinguersi, compariranno i "Guerrieri dell'Arcobaleno" (mwapsRainbow Warriors), per proteggere le specie selvatiche e guarire la Terra... Tutto il mondo conosce la tragedia della mwapwRainbow Warrior avvenuta nel porto di mwap0Auckland, in mwap4Nuova Zelanda, nel luglio del mwap81985. Il mwaqaGuerriero dell'Arcobaleno, diretto a Mururoa nella mwaqePolinesia francese per guidare la protesta contro i continui esperimenti nucleari e l'inquinamento dell'ambiente marino a opera della Francia, venne bombardato e colato a picco da agenti dei mwaqiservizi segreti francesi. Un membro dell'equipaggio annegò. Quattro anni dopo la tragedia è stato varato un mwaqmsecondo battello. La prima campagna di mwaqqGreenpeace era diretta contro la sperimentazione di mwaquordigni nucleari e tale obiettivo resta uno dei più importanti per l'organizzazione..."

Note

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Collegamenti esterni

• citerefbritannica-com(EN) Alyn C. Duxbury e Claudia Cenedese, ocean, su Enciclopedia Britannica, Encyclopædia Britannica, Inc.
• citerefenciclopedia-canadese(EN, FR) Oceano, su Enciclopedia canadese.